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Presso l’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli studi di
Torino, si è tenuto lo scorso 18 novembre, un incontro
internazionale sul tema della sanità ed ella salute in Italia e
in Việt Nam, nella prospettiva della cooperazione
internazionale. Con il patrocinio di Prefettura di Torino,
Comune di Torino, Provincia di Torino, Regione Piemonte e
Università degli studi di Torino e sotto gli auspici
dell’Ambasciata della R.S. Việt Nam, l’iniziativa ha visto a
confronto rappresentanti delle istituzioni del Piemonte,
studiosi e cooperanti italiani e vietnamiti ed avviato un acceso
e fertile dibattito. Gli organizzatori - A.N.I.P.I Associazione
Nazionale Italiana Patologie Ipofisarie e Centro di Studi
vietnamiti, hanno messo in luce come, l'Asia del Sud-est e,
peculiarmente il Việt Nam, costituiscano aree politico-culturali
tristemente trascurate nell’ambito della moderna asiatistica,
nel complesso degli studi internazionali e dai mezzi di
comunicazione del nostro Paese. <<Per questa ragione, hanno
affermato, “proporre questo ciclo di incontri, ci rende
particolarmente orgogliosi, poiché consente di aprire una
finestra su di un paese che prosegue un'esperienza sociale ed
economica di grande interesse”. Per molti Paesi europei, oggi il
Việt Nam costituisce una zona prioritaria di intervento e
solidarietà nell'ambito della cooperazione internazionale. Una
cooperazione attenta, è stato sottolineato ad introduzione del
Convegno, non può prescindere da un'attenzione necessaria ed un
sostegno alla ricerca italiana nei confronti del Việt Nam, per
incentivare conoscenza, informazione e formazione presso
università, organismi di ricerca, amministrazioni ed imprese sul
paese partner, sul suo sistema socio-culturale, tecnico-
scientifico ed economico. Il Rettore dell’Università degli studi
di Torino, Prof. Ezio Pelizzetti ha fatto presente l’interesse
dell’Ateneo torinese nei confronti della realtà vietnamita; in
ambito accademico, come è stato ricordato, Torino detiene una
sorta di primato: in stretta continuità con l'esperienza
didattica e di ricerca condotta dalla grande asiatista Enrica
Collotti Pischel, presso la Statale di Milano - l’Università di
Torino fu la prima in Italia ad avviare, nei primi Anni novanta,
specifici corsi e seminari sul Việt Nam1,
accogliendo, tra il resto, il primo insegnamento di Lingua e
Letteratura vietnamita nel nostro Paese. Oggi, sebbene ancora si
raccolgano frutti di quelle iniziative - grazie a qualche
giovane laureato/a che, seppur timidamente e con grossi limiti,
ha preso ad operare in questo campo di studio e ricerca - questi
insegnamenti, non sono più attivi, ennesima riprova di una
realtà italiana sottodimensionata a fronte della richiesta
didattica e in forte ritardo nel contesto europeo, dove, per
contro, i Southeast Asian studies hanno assunto considerevole
impulso. Da molti relatori è giunto il richiamo ad un'adeguata
elaborazione di politiche di ricerca su e per lo sviluppo
paritario, con programmi miranti ad accrescere le conoscenze
reciproche e favorire l'emergenza, o dare sostegno, alle
comunità scientifiche locali. L'aiuto allo sviluppo e la
politica di cooperazione, portando attenzione alle riflessioni
originali autoctone, devono tenere conto delle urgenze di
massima, nel contesto di uno sviluppo sostenibile e durevole,
mirato al sostegno ed alla evoluzione di un'economia
diversificata, al servizio dei bisogni fondamentali della
popolazione: dall'educazione di base alla formazione
professionale, ma soprattutto nell'ambito della sanità.. Il Việt
Nam, se è stato il primo Paese asiatico ad essere eliminato
dalla lista dei paesi a rischio, dall'OMS, al tempo della SARS -
per via dell'efficacia delle sue politiche di prevenzione - è
anche un Paese in cui, oggi, la terza generazione di vittime
dell'"agente arancio" (il pericoloso defogliante riversato su
intere aree del territorio vietnamita), osserva ancora danni
oncologici, endocrino-metabolici e genetici. Numerosi problemi
sanitari vi permangono irrisolti. Việt Nam ed Italia: due
antiche culture, storie di popoli che si avvicinano e comparano
le loro esperienze. E, come ha evidenziato Marco Calgaro (medico
e Vice-Sindaco della Città di Torino), nella sua relazione su
“Aspetti socio-sanitari in Italia”, Torino come piccolo, ma
importante, crocevia, per una giornata di riflessione che vede
asiatici ed europei riuniti, per cercare una maggiore
comprensione reciproca ed aiuto ai loro problemi, compresi
quelli del “bene prioritario” di ogni Persona e di ogni Popolo:
la salute. Paese di cultura plurimillenaria, il Việt Nam
recupera oggi i suoi antichi saperi (dalla Medicina tradizionale
ai comportamenti sociali nell'alimentazione, alla farmacopea e
così via) per metterli al servizio di una medicina moderna,
efficiente e attenta. "La Medicina tradizionale come ponte tra
le varie civiltà”, ha suggerito Carlo Bagliani (Direttore
Foreign Office ASL TO 4, Coordinatore Programma di scambio
sino-italiano) che ha messo in evidenza come metodiche di
prevenzione e cura legate alla tradizione antica, trovino largo
uso in molte nazioni, ove la “medicina moderna” non viene
applicata in modo completo ed uniforme, anche a causa degli alti
costi di gestione. Nelle campagne vietnamite o negli altipiani
tibetani, così come nelle savane e nelle steppe, la trasmissione
di un antico sapere ha portato, ai giorni nostri, un modo
“olistico” di aver cura del malato; senza nulla togliere alla
scoperta scientifica ed alle ricerche delle malattie d’organo,
il confronto tra le due filosofia di “fare salute” non pende ad
esclusivo vantaggio del nuovo. Nel dualismo che si è venuto a
creare, la ricerca dell’efficacia delle due metodiche non è
sempre di facile attuazione, se si considera, tra il resto, che
importanti multinazionali del farmaco sostengono economicamente
la ricerca (e forse la condizionano). Il Việt Nam, così come la
Corea, le terre d’Africa e delle Americhe, anche la “vecchia”
Europa, hanno una loro specifica tradizione sanitaria. Se è vero
che le antiche tradizioni sono state quasi soppiantate da una
visione forse troppo pragmatica dell’essere cibernetico, la
riscoperta di queste culture sta tornando di attualità, reggendo
al confronto (impari, per il momento) con il nuovo. Solo
nell'integrazione tra le due grandi filosofie di “fare salute”
si potrà trovare la migliore risposta alle esigenze di antichi,
attuali e futuri problemi sanitari. Forse, solo nella reciproca
comprensione e nel confronto leale, si potranno raggiungere
risultati incisivi, che possano permettere, a tutti ed ovunque,
di avere la migliore risposta alle proprie esigenze
terapeutiche. La mondializzazione del commercio sta portando ad
un avvicinamento tra i popoli; la facilità di spostamenti offre
l'opportunità di conoscere luoghi e paesi lontani; tutto ciò
comporta una condivisione di esperienze evolutive e, la
curiosità di come si sia affrontato e risolto un problema, porta
necessariamente al confronto. La lotta alle malattie dovrebbe
diventare denominatore comune; il confronto tra i sistemi
sanitari potrebbe rappresentare un ponte tra le diverse culture,
mentre l’integrazione dei metodi di prevenzione e cura potrebbe
stimolare una maggior comprensione e favorire la ricerca dello
“stare bene” in modo più esaustivo ed efficace. L’incontro ha
registrato un afflusso di pubblico sorprendente, se si considera
la specificità del tema. Gli organizzatori che hanno annunciato
due nuovi incontri che si terranno nel 2006, sui temi
dell’Alimentazione della questione di genere, prevedono la
pubblicazione degli Atti del Convegno.
Antonia Benedetto
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